Ad 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi Aldo Cazzullo torna a teatro a raccontare una storia dedicata alla vita del Santo. Un racconto che vuole chiarire agli spettatori come San Francesco in un certo senso sia stato il primo italiano, il nostro padre spirituale e una figura fondativa della nostra identità rappresentando con il suo esempio e la sua vita la parte migliore di noi. Ad accompagnarlo in questo percorso le parole e le musiche dal vivo del M° Angelo Branduardi accompagnato dal pianoforte di Fabio Valdemarin
Nel 2026 l'Italia celebrerà il suo santo patrono, "il più italiano dei santi": San Francesco, morto 800 anni fa. Aldo Cazzullo racconta la storia del santo, anzi le storie. Il San Francesco della devozione: il lupo, la predica agli uccelli, le stimmate. Il San Francesco della storia: la conversione, la spoliazione, il rapporto con il Papa, la nascita dell'ordine, la crociata, l'incontro con il sultano. Il San Francesco poeta: il Cantico delle Creature I grandi francescani, dai terziari - Dante, Colombo - ai santi: Sant'Antonio, Padre Pio. Fino al primo Papa chiamato Francesco Attraverso questo racconto torna la figura di un santo meraviglioso, e si ricostruisce un tassello prezioso dell'identità italiana.
Cosa può dirci la filosofia del “ricchissimo” di Assisi, nella confusione della modernità affamata di senso, nelle promesse tradite del progresso? Tra riflessioni, testimonianze personali e canzoni inedite, Simone Cristicchi indaga e racconta il “Santo di tutti”: San Francesco d'Asssi.
Chi di noi non si è mai sentito almeno una volta un brutto anatroccolo? La fiaba immortale di Hans Christian Andersen non è mai stata attuale come oggi! Nell'era della ricerca della perfezione estetica, dei ritocchini e di Instagram, del terrore di non essere accettati, del bullismo feroce, delle paure fomentate verso ogni “diverso”, questo apologo senza tempo sembra parlare proprio a noi, donne e uomini del terzo millennio.
Con tutta l’umiltà del caso presentiamo a voi questo apocrifo di Bertolt Brecht, immaginando di averlo scritto sotto dettatura. Questo è possibile solo con l’aiuto dell’arte immutabile del teatro che, mentre ci diverte, come diceva Gramsci, tenta di gettare bombe nei cervelli.
Questo è il più bell’invito che potevamo ricevere. Ricordare Michela Murgia come ci pare. Ma è più sincero dire che lo faremo come ci viene, con ciò che conosciamo, al meglio che possiamo. Impossibile fare altrimenti visto che ognuno vede il mondo con i suoi occhi ed è quindi editor dei propri ricordi. Scegliamo il teatro, come luogo e come mezzo. Il posto dove lo spirito di contraddizione e la capacità critica si possono allenare
Se ti dicono che il mondo è sbagliato e non puoi fare nulla per aggiustarlo, hai due possibilità: ti rassegni a vivere una vita che non è la tua, con il dubbio dì sprecare tempo prezioso, o ti rimbocchi le maniche e provi a migliorare le cose.
Fabio Genovesi unisce il suo impareggiabile umorismo, facendo di questo spettacolo la cronaca di un’impresa sportiva straordinaria e insieme il racconto stralunato e memorabile del nostro Paese, delle sue debolezze e dei suoi grandi sogni.
Uno spettacolo senza precedenti, che per la prima volta analizza ed esplora direttamente sul palco le tecniche di comunicazione di Silvio Berlusconi. Non un ritratto celebrativo del personaggio, né l’ennesima occasione di critica politica, ma un’indagine sul linguaggio, le figure retoriche e le strategie persuasive che, in trent’anni di storia, hanno contribuito a plasmare il modo di pensare e comunicare degli italiani.
Enzo Decaro e gli Ànema rendono omaggio a uno dei più grandi autori e interpreti della scena musicale napoletana e italiana del secondo Novecento, Renato Carosone.
Un milione di dollari per un water d’oro, 120.000 per una banana attaccata al muro: follia o genio? L’arte contemporanea è davvero solo un grande bluff per ricchi eccentrici, o dietro ai titoli sensazionalistici e alle cifre astronomiche si nasconde qualcosa di più complesso?
Il racconto di una vita vissuta tra incontri straordinari, film memorabili, aneddoti incredibili, il ‘68 le amicizie, la musica jazz, Bologna… Un grande Maestro incontra il pubblico per una serata di musica e parole che attraverso la sua storia personale restituisce un affresco della storia d’Italia degli ultimi decenni.
Un incontro tra due filosofie e tra due modi di fare teatro e comicità.
Uno spettacolo che “sa di steppe e di retrobotteghe, di strade e di sinagoghe”. Tutto questo è ciò che Moni Ovadia chiama “il suono dell’esilio, la musica della dispersione”: in una parola della diaspora
Rotte mediterranee, un recital su un intreccio di racconti e canzoni popolari dell’area mediterranea e composizioni originali di Giovanni Seneca. Il Mare come un ponte collega mondi un tempo strettamente legati che continuano a mantenersi in contatto: la cultura è strumento di comunicazione per il dialogo tra i popoli.
Una storia narrata a due voci: Aldo Cazzullo racconta e Moni Ovadia lo accompagna con letture, interventi e canti. Le musiche – che spazieranno dal sacro al contemporaneo - saranno a cura di Giovanna Famulari.
Una storia a due voci: Aldo Cazzullo racconta, Moni Ovadia legge i testi del Duce e delle sue vittime. Con musiche e canzoni dell’epoca. Alla fine capiremo perché dobbiamo vergognarci del fascismo. Ed essere orgogliosi dei resistenti che l'hanno combattuto.
In questo nuovissimo spettacolo Balasso darà, delle parole più comuni, un’interpretazione insolita e personale e forse persino più vicina al vero. Scopriamo così che le parole ci cambiano più di quanto noi cambiamo le parole.
Federico Palmaroli fa sfilare una dopo l’altra le scoppiettanti vicende di questi ultimi anni, immagini e parole s’accoppiano in una catartica satira 4.0, a velocità 5G, anzi alla velocità della luce.
Fantasista e cantastorie, Paiella si muove tra il serio e il faceto su un territorio spinoso. Imbracciando la chitarra ci guida attraverso le nostre zone più oscure e più radiose, in un percorso spensierato in compagnia dei suoi personaggi più strepitosi, delle sue imitazioni più esilaranti e soprattutto delle sue canzoni più emozionanti.
In questo viaggio Syusy Blady accompagnerà il pubblico attraverso i viaggi che ha intrapreso, ripercorrendo alcune delle innumerevoli tappe di Marco Polo verso la Cina. Un focus particolare andrà sulle mappe di navigazione, come anche il tema di chi ha scoperto chi, e soprattutto che cosa, una questione in cui non sempre la storia collima su nomi, date e cose.
Incontri, dialoghi, conversazioni e altro ancora; con argomenti di volta in volta diversi.
Mettere insieme un matematico appassionato di musica ed un musicista che con i numeri proprio non se la dice è una vera e propria sfida al destino.
Ripercorrendo l'uso cabalistico che gli Ebrei hanno fatto nell'antichità dei numeri nella gematria, Ovadia e Odifreddi raccontano le storie dei più famosi matematici ebrei della modernità.
Lo spettacolo “ Marocchinate”, racconta i terribili giorni decisivi e successivi allo sfondamento da parte degli Alleati della linea di Montecassino, ultimo baluardo tedesco. Apparentemente la guerra è finita e l’Italia è libera, ma non per le popolazioni di gran parte del basso Lazio
Simone Cristicchi, diretto da Antonio Calenda, racconta, in forma di “musical civile”, il dramma dell’esodo forzato degli italiani di Istria e Dalmazia, così come è testimoniato dal Magazzino 18, al Porto Vecchio di Trieste, e dal suo doloroso contenuto di cose quotidiane, in attesa in un non luogo dell’anima e della Storia.
Al Porto Vecchio di Trieste c'è un "luogo della memoria" particolarmente toccante: il Magazzino n. 18. Racconta di una pagina dolorosa della storia d'Italia, di una complessa vicenda del nostro Novecento mai abbastanza conosciuta.
"Alla ricerca della felicità" è uno spettacolo, parte di un ampio progetto che include un libro e un film documentario, dove il cantattore tenta di spiegare cosa la felicità rappresenti. Al riparo da facili entusiasmi e conclusioni affrettate, la ricerca della felicità si sposa con l'inesauribile curiosità di Simone Cristicchi, il quale, attraverso la filosofia, la meditazione e la fede, ci parla della bellezza, della vitalità, del tempo, del senso di appartenenza e di comunità, di musica e di storie.
Simone Cristicchi continua a stupire il pubblico teatrale con una nuova invenzione drammaturgica, stavolta ambientata nel mondo attuale. Una favola metropolitana ricca di emozioni, musica e poesia.
Tra canzoni, racconti a videoproiezioni, presentandosi al pubblico come un cartografo dopo un lungo viaggio, Simone apre la sua valigia di "ricercautore" e cerca di rispondere a domande importanti e vitali.
Simone Cristicchi torna a stupire il pubblico con una storia poco conosciuta, ma di grande fascino. Ne Il secondo figlio di Dio si racconta la grande avventura di un mistico e l’utopia di un visionario di fine ottocento, capace di unire fede e comunità, religione e giustizia sociale.
“Mio nonno è morto in guerra” è un vivace e appassionante mosaico di memorie, canzoni e video-proiezioni, i cui protagonisti sono piccoli eroi quotidiani, uomini e donne attraversati da uno dei più violenti terremoti della Storia: la Seconda Guerra Mondiale.
Dalle ricerche di Dario Fo, un memorabile lavoro sulla vita di San Francesco. Un ritratto inedito del più straordinario innovatore del pensiero cristiano, per parlarci dei grandi temi che attraversano la società contemporanea.
Per festeggiare i primi 50 anni di questo spettacolo che ha segnato la storia del teatro, riproponiamo quei pezzi che lo hanno reso famoso in tutto il mondo.
Com’è esser figlio di Franca Rame e Dario Fo? Ma anche... Com’è crescere con due genitori così? Cosa ti hanno lasciato? Cosa hai imparato? Tutte curiosità alle quali pensi sempre di avere la risposta pronta ma che ogni volta ti fanno riaffiorare alla mente nuovi ricordi ed emozioni.
Uno spettacolo che celebra la figura della donna, uno spettacolo dedicato all’oggi, momento storico in cui il mondo non è mai stato così poco degli uomini.
Il Ballo - Appunti del Regista Roberto Aldorasi. Il ballo mescola, nella sua brevità, temi molto ardui: la rivalità madre-figlia, l’ipocrisia sociale, le goffe vertigini della ricchezza improvvisata, le vendette smisurate dell’adolescenza – che passano, in questo caso eccezionale, dall’immaginazione alla realtà.
Una zattera in forma di piccola scena approdava in teatro venticinque anni fa. Trasportava sei vagabondi, cinque musicanti e un narratore di nome Simkha Rabinovich.
Moni Ovadia legge e commenta l'enciclica di Papa Francesco L'umanità non può più permettersi uno sfruttamento sconsiderato della natura finalizzato ai propri interessi economici ma necessita più che mai di un rinnovamento nel segno di una conversione ecologica globale "Un'ecologia Integrale, vissuta con gioia e autenticità"
“Ebrei e Zingari” è un recital di canti, musiche, storie Rom, Sinti ed Ebraiche che mettono in risonanza la comune vocazione delle genti in esilio.
La lingua, la musica, e la cultura Yiddish, quell’inafferrabile miscuglio di tedesco, ebraico, polacco, russo, ucraino e romeno, la condizione universale dell’Ebreo errante, il suo essere senza patria sempre e comunque, sono al centro di “Oylem Goylem”. Si potrebbe dire che lo spettacolo ha la forma classica del cabaret comunemente inteso. Alterna infatti brani musicali e canti a storielle, aneddoti, citazioni che la comprovata abilità dell’intrattenitore sa rendere gustosamente vivaci. Ma la curiosità dello spettacolo sta nel fatto di essere interamente dedicato a quella parte della cultura ebraica di cui lo Yiddish è la lingua e il Klezmer la musica.
In questo recital/monologo intratterrà il pubblico con riflessioni, letture e storielle ispirate al suo vastissimo repertorio.
Ripercorrendo l'uso cabalistico che gli Ebrei hanno fatto nell'antichità dei numeri nella gematria, Ovadia e Odifreddi raccontano le storie dei più famosi matematici ebrei della modernità.
“Kavanàh”, che significa “partecipazione” al canto, raccoglie brani di differente ispirazione, partendo dagli inni sacri ebraici della sinagoga per arrivare a quelli di tradizione tzigana. Voci lontane accomunate nell’esaltazione dell’amore per il divino, linguaggi differenti che si intrecciano nella medesima partecipazione.
Moni Ovadia si confronta con il canto XXVI dell’inferno Dantesco in cui emerge la figura di Ulisse.
Incontri, dialoghi, conversazioni e altro ancora; con argomenti di volta in volta diversi.
Cosa succederebbe se si provasse a raccontare i Vangeli tralasciando la loro origine e le loro implicazioni teologiche? Corrado Augias per il suo nuovo monologo teatrale racconta in maniera totalmente nuova una storia millenaria, che tutti pensavamo di conoscere.
Sulle ultime ore di Gesù in genere si sa poco; ancora meno si conosce della situazione politica e militare della Palestina in quegli anni. Eppure si tratta di elementi fondamentali per meglio capire la tragica sorte di quel Giusto...
Corrado Augias, in questo spettacolo, ci dà un ritratto sorprendente di Giacomo Leopardi, il suo rapporto con l’Italia, con la vita, con gli amori.
Corrado Augias e il Maestro Giuseppe F. Modugno ci accompagneranno alla scoperta dei grandi compositori.
A Giacomo Puccini sarà dedicato questo nuovo racconto teatrale di Corrado Augias. In particolare lo sguardo del grande giornalista e narratore si soffermerà su Tosca, una delle opere più celebri del compositore lucchese che dopo il debutto a Roma nel 1900 ha conosciuto un grande successo anche a livello internazionale e ancora oggi è universalmente conosciuta e rappresentata.
La luna ha sempre esercitato un grande fascino, il nostro pallido astro della notte è sembrato fin dall'antichità vicino e lontano. Poeti, scrittori musicisti si sono ispirati alla luna per descriverla, immaginarla e cantarla.
Un viaggio nell'arte e nel genio di Bacalov attraverso un percorso musicale raccontato come un film, accompagnando lo spettatore attraverso le colonne sonore che hanno segnato la carriera straordinaria del compositore italo-argentino
A 700 anni dalla morte di Dante il nuovo racconto teatrale di Aldo Cazzulo con la partecipazione straordinaria di Piero Pelù alle letture Rock della Divina Commedia.
Viviamo in un’epoca senza passione? Non si può vivere e pensare al futuro senza passione, e l’unico modo per non arrendersi a questa perdita è invocarla, provocarla, raccontarla.